(considerazioni semiserie sulle mie osservazioni astronomiche)

 

E’ questa la domanda che mi sono posto, dopo aver stazionato il mio telescopio all’esterno di un rifugio alpino in una splendida serata di settembre. Avevo a disposizione una comoda postazione ed un magnifico cielo stellato che confondeva le mie scarse nozioni,c’erano tantissime stelle,bene,ma io non avevo nessun tipo di riferimento,male.

E’ inutile dire che quella splendida serata è stata sprecata malamente,non doveva più succedere! Dovevo mettermi nelle condizioni di “conoscere il cielo”,di sapere che oggetti c’erano in quel momento e organizzarmi per trovarli,mi stavo rendendo conto che il mio interesse principale era rivolto al cielo profondo.

Iniziai così ad allestire la mia piccola biblioteca,con libri che descrivevano come trovare gli oggetti, con un atlante stellare e con un preziosissimo libro di un fotografo americano,il quale elencava quasi completamente il catalogo NGC,svariati oggetti AB,Arp, B,Bas,Berk,Biur,Cr,Czk,Do,Haf,IC,Kg,Pal,PK,Ru,Sh2,Tr,UGC,e vdB. C’era da impazzire,come potevo scovare quegli oggetti se a malapena trovavo Venere e Saturno ?.Niente paura mi sono detto con un po’ di esercizio….No ci voleva metodo! Ero stufo di leggere libri dove l’autore esordiva “questo è il libro che ti farà conoscere il cielo, non quelli che ho letto precedentemente, che promettevano meraviglie ma che alla fine deludevano”. Dovevo tracciare da me la mia personalissima strada,anche perché solo saltuariamente potevo beneficiare dei consigli di persone più esperte . Allo stesso tempo anche la mia attrezzatura cambiava e via via si orientava decisamente verso il cielo profondo, lasciando perdere apparati elettronici, motori elettrici e batterie di alimentazione (scelte personali).

Bene, siamo pronti,l’attrezzatura è in ordine, abbiamo con essa una buona dimestichezza, la montiamo e maneggiamo con sicurezza al buio, si tratta ora di indirizzare il nostro sguardo sull’oggetto desiderato.

Io mi comporto in questa maniera: a casa su dei foglietti adesivi stilo un elenco degli oggetti che posso osservare quella sera, quindi li appiccico sulla pagina corrispondente del mio atlante, i dati contengono:tipo di oggetto,coordinate e, verificando sul libro fotografico la magnitudine, è inutile che mi metta a cercare una galassia di tredicesima magnitudine dalla pianura,sprecherei inutilmente del tempo.

Quando sono posizionato apro la pagina dell’atlante corrisponde al cielo che mi si prospetta davanti, poi decido che oggetto cercare ed individuo la zona in cui questo si trova, cerco delle stelle brillanti di riferimento e con il binocolo seguo il percorso che mi sono trovato sull’atlante. Questa operazione mi serve per memorizzare la “strada” che poi dovrò ripercorrere con il cercatore, a questo scopo ho dotato il mio telescopio di due cercatori,il primo a bassi ingrandimenti, mi porta in zona, il secondo più potente mostra un campo ridotto dove però mi muovo con precisione fino all’individuazione della zona esatta in cui si deve trovare l’oggetto. Per una mia comodità entrambe i cercatori hanno la visione raddrizzata, da quando ho adottato questo schema la mia ricerca ne ha tratto un notevole beneficio.

Molto spesso gli oggetti che vorrei trovare non si vedono nel cercatore ed è qui che bisogna usare al meglio la tecnica dello star-hoping, si parte da un punto facilmente identificabile,se necessario anche lontano dal nostro obbiettivo e, sull’atlante si individua un percorso fatto da triangolazioni, catene di stelle in linea retta o posizionate ad arco, figure immaginarie ma identificabili poi in cielo, questo è il percorso che dobbiamo seguire, come quando dobbiamo attraversare un torrente di montagna saltando di sasso in sasso arriveremo sull’altra riva senza fare dei balzi troppo lunghi e sempre con il controllo del nostro passo.

Preferibilmente cerco di orientare l’atlante nella giusta direzione, se non posso faccio i miei spostamenti tenendo conto che mi trovo con un orientamento diverso. Altra cosa importante è che si dovrebbe conoscere il campo del nostro cercatore, possiamo così trasferire questa misura sull’atlante. Non serve una misura precisissima,possiamo fare una prova: inquadriamo due o più stelle vicine,magari che ci stiano giuste nel campo del nostro cercatore, cerchiamole sull’atlante e misuriamo l’area che il cercatore copre, possiamo , con un lucido, costruirci un cerchio da sovrapporre all’atlante, ci aiuterà nel percorso di avvicinamento all’oggetto.

Quando sono nei pressi dell’oggetto che sto cercando ma che non vedo nel cercatore, individuo delle stelle che lo circondano e con esse faccio delle triangolazioni tenendo conto delle proporzioni dei lati e degli angoli, ho notato che se in questa fase non si è rigorosi, si perde un sacco di tempo senza vedere niente e spesso si perde la strada.

Bene,ho trovato l’oggetto che cercavo, lo osservo con la massima attenzione,se necessario con la visione distolta,alcune volte si tratta di oggetti così deboli, che pur essendo sicuro di inquadrarli non li vedo,allora muovo leggermente il telescopio e cerco di cogliere delle zone non uniformi, fino a che individuo il mio oggetto. Mi soffermo a lungo, ogni tanto mi scosto dall’oculare per far riposare l’occhio, cerco di respirare regolarmente per evitare tensioni in tutto il corpo. Istintivamente si tenderebbe a trattenere il respiro durante l’osservazione,questo è sbagliato perché si limita l’apporto di ossigeno al cervello, ed inevitabilmente si fanno dei bruschi movimenti alla fine dell’apnea. Più rimaniamo ad osservare a lungo l’oggetto e più particolari si riescono a cogliere, si deve vincere l’istinto di dire “bene,questo l’ho trovato. passiamo al prossimo per allungare la lista degli oggetti visti stanotte”. E’ meglio vedere bene pochi oggetti, piuttosto che trovarne molti ma osservarli distrattamente e in velocità.

Dopo aver fatto le mie valutazioni a mente, le scrivo sul mio quaderno, nome o numero dell’oggetto, ingrandimenti che sto usando,particolari che colgo e sensazioni varie.

Successivamente a casa, il giorno dopo, metto a confronto gli appunti con le foto del mio libro,così posso valutare quali particolari ho visto e quali mi sono sfuggiti, poi, sempre sul libro,depenno gli oggetti visti, così potrò dedicarmi alla ricerca di cose nuove senza ripetermi.

Forse in futuro arriverò ad osservare tutti gli oggetti contenuti nel libro,ed allora si riproporrà la domanda fatale “e adesso cosa guardo?”…li riguardo!